ANCHE A BORGO A MOZZANO HA BENITO MUSSOLINI COME "CITTADINO ONORARIO".
La cittadinanza gli fu concessa, come riportano i giornali dell’epoca, nella seduta del Consiglio Comunale di domenica 24 maggio 1925, quando venne deliberata la concessione della cittadinanza onoraria a S. E. Benito Mussolini.con una delibera presa per acclamazione. La delibera contiene, come si può ben comprendere, parole di elogio, omaggio e gratitudine all’Uomo che “divinò la grandezza dell’Italia” e che, con la marcia su Roma dell’ottobre 1922, “risollevò l’anima nazionale”.
In quel giorno di maggio del 1925 anche i combattenti borghigiani festeggiarono l’anniversario del passaggio del Piave con un grande banchetto sociale nel giardino del circolo sportivo.
Di recente la politica ha scoperto che tantissimi comuni italiani avevano tra i propri cittadini onorari un personaggio “storico” importante e assai discusso: il cav. Benito Mussolini.
E così man mano che i comuni hanno fatto, dopo circa 100 anni, la scoperta tra le delibere d’archivio del conferimento della cittadinanza al Duce, hanno provveduto a deliberazioni di revoca che hanno frequentemente originato discussioni all'interno dei consigli comunali e sulla stampa nazionale e locale, inserendosi in un più ampio dibattito sulla memoria del fascismo e sollecitando riflessioni nelle comunità locali e nella società civile. Uno studioso che conosco e apprezzo per i suoi studi e ricerche, il dottor Michelangelo Borri, ha scritto addirittura un volume dal titolo IL CITTADINO D’ ITALIA (Franco Angeli Editore - 2023). Il testo è il frutto di un'accurata ricerca d'archivio tesa a ricostruire la storia delle cittadinanze mussoliniane, delineandone le motivazioni e ponendone in evidenza la funzione. Inserite nel contesto dell'Italia del 1923-1924 ed anche del 1925 (come a Borgo a Mozzano), le onorificenze furono il risultato di un'operazione politica diretta dai vertici del Partito nazionale fascista con l'obiettivo di accrescere il consenso popolare attorno al nascente regime, ponendo, al contempo, le basi per la costruzione del culto personale del dittatore. Le persistenze del passato regime fasciste, nelle varie forme di intitolazioni, architetture, riferimenti toponomastici, sono spesso giunti alla ribalta della cronaca negli ultimi anni. Ne sono esempio le non lontane polemiche relative ai monumenti fascisti, oggetto di attenzione e di più o meno efficaci tentativi di risignificazione. A Lucca, per esempio, c’è stata grande discussione sull’opportunità di rimontare, davanti a porta Elisa la grande (e bella) fontana in marmo dello scultore Francesco Petroni. La fontana fu smontata alla fine della seconda guerra mondiale ed è conservata nei magazzini del Comune. Quando si è costruita la nuova rotonda della circonvallazione davanti a porta Elisa qualcuno ha proposto di rimontare il monumento in quel luogo, ma senza successo.
In questi anni non sono mancate le polemiche attorno alle rimozioni di nomi di strade e piazze che ancora richiamavano a personaggi e vicende dell’esperienza fascista. Una tendenza, questa, che fa da sfondo ad altri dibattiti attorno a singole figure, talvolta oggetto di riletture e abilitazioni postume.
Gabriele Brunini - 28 marzo 2025
